ANDREA GALLO ROSSO: MEMORIA E CONFLITTO, IL CONCETTO DEL DIVERSO ATTRAVERSO LA DANZA

ANDREA GALLO ROSSO: MEMORIA E CONFLITTO, IL CONCETTO DEL DIVERSO ATTRAVERSO LA DANZA

In vista della XIII edizione di Hangartfest conosciamo meglio gli artisti ospiti. Andrea Gallo Rosso, selezionato per il progetto “Essere Creativo – Residency project” che si svolge in collaborazione con AMAT, sarà accolto in residenza alla Chiesa della Maddalena dal 19 al 24 settembre 2016. A fine residenza, il giorno 24 settembre, alle ore 21:00, all’interno della chiesa pesarese, presenterà al pubblico il suo lavoro PostProduzione/DUO. 

PostScena: Il tuo lavoro PostProduzione/DUO_temporary name è stato selezionato a Essere Creativo 2016 – Residency project. Raccontaci qualcosa in più su questo lavoro.

Andrea Gallo Rosso: Il lavoro è una tappa durante il percorso di creazione di un DUO femminile all’interno di un progetto/processo più grande che si chiama PostProduzione, in questo caso per me la ricerca è portata avanti grazie a laboratori con non danzatori. Le tematiche sulle quali mi interrogo sono Conflitto e Memoria, perché per me sono fondamentali per il momento storico nel quale viviamo, le sento urgenti. Il DUO non ha ancora un nome definitivo, ma per me è la visione femminile di questi temi, ed è anche la prima volta che mi metto alla prova solo come coreografo e non intervengo come danzatore. Ho potuto iniziare questa parte di progetto grazie alla vincita del bando Residenza Coreografiche Lavanderia a Vapore 3.0 di Piemonte dal Vivo. Nella sua complessità il progetto ha un primo TRIO di uomini, che è per me la visione maschile delle tematiche, sviluppato l’anno scorso grazie alla co-produzione del festival Oriente Occidente dove ha debuttato nell’agosto 2015. Le prime suggestioni e spunti di riflessione però partono nel 2014 grazie ad un’opera dell’artista visiva israeliana Michal Rovner e ad un laboratorio per danzatori che culminò in una performance al museo d’arte contemporanea Castello di Rivoli, qui si delineò il “ritmo comune” come elemento portante del trio e diventò per me l’affermazione di identità, che secondo me sta alla base del conflitto.

Proprio perché le tematiche sono vaste, attuali e di tutti, continuando nel processo di ricerca, è diventata molto forte la necessità di dialogare direttamente con la società nella quale vivo. Così passando dal TRIO al DUO mi sono chiesto come potessi confrontarmi su queste tematiche con “non danzatori” ed ho proposto due laboratori, uno con Over60 e uno con persone con problematiche fisiche e psichiche. Grazie alla collaborazione con Piemonte dal Vivo sono stati attivati alla Lavanderia a Vapore di Collegno, facendoli rientrare in un progetto più ampio che si chiama “Lavanderia per tutti” e che prevede molte altre attività sul territorio.

I due lavori, TRIO e DUO, rappresentano visione maschile e femmile dei temi ma il progetto per me terminerà con un QUINTETTO che possa raccogliere l’insieme, la visione della società. Per fare quest’ultimo passo spero di poter attivare un ultimo laboratorio con rifugiati politici e richiedenti asilo.

Il nome invece, PostProduzione, prende spunto dal testo del critico d’arte francese Nicolas Bourriaud “PostProduction come l’arte riprogramma il mondo” dove viene introdotto il termine usualmente legato all’ambiente dell’audiovisivo e del suono, nel campo della critica dell’arte. Nel libro l’arte contemporanea viene intesa come aver già detto tutto di sé e arriva a riutilizzare parti pre-esistenti per creare nuovi significati. Per me questo è quanto capita nella nostra società in forte trasformazione: all’interno della nostra cultura stiamo accogliendo e rielaborando altre culture, puntando ad arrivare a creare una nuova realtà che valorizzi tutte le sue parti.  Partire da quanto esiste per creare il nuovo, portare in una forma diversa le esperienze del mondo quotidiano, sono aspetti per me assonanti.

PostProduzione è stato creato grazie a due laboratori rivolti ai cittadini di Collegno, uno con Over60 e uno con un piccolo gruppo di Ex utenti dell’Ospedale Psichiatrico della città. Come ti sei trovato a lavorare con dei non-danzatori e cosa hai ricavato da questa esperienza?

AGR: Insegno da anni a persone sopra i 60 anni e in passato ho già insegnato a persone con disabilità. In questa occasione però ho focalizzato l’attenzione su un percorso lungo di laboratori che potessero avvicinare alla danza i gruppi, e avvicinare tra di loro i gruppi stessi dandomi oltretutto la base per la mia ricerca artistica.

I gruppi che hanno partecipato al laboratorio hanno un significato, le persone sopra i 60 in qualche modo rappresentano chi detiene la “memoria” della nostra società. Il territorio dove sono stati proposti i laboratori ha risposto con l’interessamento da parte di un piccolo gruppetto di persone con problematiche fisiche e psichiche. La Lavanderia a Vapore fa parte della struttura dell’ex Ospedale psichiatrico di Collegno, alcuni degli ospiti del RAF di Collegno che hanno partecipato al laboratorio hanno vissuto quel luogo anche nella sua vecchia veste. Per me hanno un forte legame simbolico con la memoria del luogo. Ma molto al di là di questo, rappresentano una parte della nostra società che soprattutto in passato era nascosta, volutamente non vista.

Tutti i partecipanti sono stati meravigliosi, nel loro essere disponibili e nell’affrontare le proprie personali problematiche/blocchi, ognuno chiaramente per come ha potuto. L’incontro tra i due gruppi è stato per me, e per loro, molto forte. Il percorso è stato lungo, 17 incontri, e verso la fine ho portato i due gruppi a dialogare. Questo ha la valenza dell’incontro con lo sconosciuto e per me ha dato la possibilità di affrontare il “conflitto” che questo genera.

Per i performer invece tutto il percorso è stato un grande allenamento sulla comunicazione, oltre che sul movimento. Come interpreta il movimento il corpo di una persona con diverse abilità motorie? Che siano dovute a difficoltà fisiche o all’età, poco importa. Il percorso è stato molto arricchente artisticamente e umanamente.

Infine c’è anche da dire che la mia sensazione personale è che ci sia uno scollamento tra danza e “mondo comune”, come se i due mondi non parlassero più delle stesse cose o ci fossero alfabeti diversi. Così sono partito dall’escamotage di fornire quello che la danza per me può offrire, cioè benessere fisico e apertura mentale, per innescare un dialogo “conoscitivo” o per ricostruire un dialogo. Ho avuto la fortuna di trovare un gruppo di partecipanti estremamente disponibili e interessati. Si è avviato uno scambio, dove per prima cosa ho accolto tutte le perplessità che i partecipanti avevano nei confronti della danza contemporanea, vista come qualcosa di distante, un mostro sacro un po’ sconosciuto. E’ stato un avvicinamento un riappropriarsi della danza da parte di persone “non addette ai lavori”, inoltre poterli attivare alla Lavanderia a Vapore che è la “casa” della danza piemontese, per me ha un significato grande.

Come sei riuscito a trasportare l’esperienza dei due laboratori all’interno della performance che vedremo a Pesaro?

AGR: I laboratori per me sono stati un mezzo per accendere un faro sulle tematiche che arrivano dalla società, dal mondo reale. La trasposizione artistica è mia chiaramente, ma ho cercato sinceramente di farmi permeare da questi laboratori e dal carico di vite che ho incontrato. I laboratori sono stati una fonte di dialogo continuo con i tutti partecipanti (ognuno per come ha potuto dialogare), e di messa in discussione di me stesso e dei danzatori coinvolti. Non è solo stato un laboratorio “fisico”, siamo andati a vedere spettacoli insieme, abbiamo parlato degli spettacoli visti e delle tematiche che io desidero toccare con questo lavoro. E’ stato emozionante incontrare delle vite così diverse, ognuno con la propria sfida, il proprio conflitto, la propria memoria. Tutto questo ho cercato di trasporlo in danza.

Le scelte musicali certamente sono state un grande punto di discussione. In generale tutti esprimevano perplessità sulla musica usata in alcuni spettacoli di danza contemporanea. Nella musica si nasconde per me il mezzo per poter accogliere alla visione di un lavoro anche chi non è preparato, e qui sicuramente sto cercato di portare ancora maggiore attenzione nella definizione della partitura musicale. Inoltre sto cercando di portare le loro voci all’interno del lavoro.

Dalle discussioni sono nuovi contenuti sempre collegati alle tematiche base. Come la cura, intesa come la cura verso la persona o anche subita, e quanto questo possa limitare la libertà personale e non solo del “curato”. I conflitti che questo genera intimamente. E poi alcune gestualità che mi sono arrivate e che poi ho portato in coreografia, sono semplicemente loro, in un modo che è difficile da esprimere.

Nel mio processo creativo mi rendo conto sempre più che arriva prima la struttura e poi si riempie con il tempo di vita e di vissuto, un misto di memorie personali e ispirazioni esterne. In questo caso non ho nessun dubbio nel dire che questi laboratori hanno influenzato tutto il processo creativo del DUO e rigenerato il TRIO.

Si ricollega al nome del progetto, c’è stata la PostProduzione di una struttura… a parer mio nei lavori è entrata la vita.

(Foto: Andrea Gallo Rosso)

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