DANILA GAMBETTOLA: A PESARO RICOMINCIO DA DUE

DANILA GAMBETTOLA: A PESARO RICOMINCIO DA DUE

In vista della XIII edizione di Hangartfest conosciamo meglio gli artisti ospiti. Danila Gambettola presenterà il lavoro Two Girls sabato 17 settembre, ore 21.00, Chiesa della Maddalena.

PostScena: Sei già stata a Pesaro lo scorso anno per il progetto di residenza Overline, promosso da Ortopolis_arti in rete. Che impressione ti ha fatto la nostra città? E come ti sei rapportata con i pesaresi rispetto al progetto che avevi presentato?

Danila Gambettola: Sono stata a Pesaro nel mese di luglio, faceva molto caldo e io cercavo il fresco per poter lavorare e fare le riprese. Dalla Chiesa della Maddalena, in pieno centro, sono subito arrivata a piazzale della Libertà e sul lungo mare seguendo i pesaresi. Nel giro di un chilometro mi sono ritrovata in una parte della città in un certo senso violentata dalle attività turistiche e dalle trasformazioni che queste hanno indotto a Pesaro. Ricordo che i primi giorni il mio interesse era ambiguo: da una parte ero attratta dalle architetture del Vanvitelli, dalla Biblioteca Oliveriana e dal Conservatorio Rossini, in quei giorni gli studenti provavano con le finestre aperte e mi sembrava di stare sempre in teatro; dall’altra volevo sapere di più rispetto al caos irrisolto di quel pezzo di paesaggio che congiunge bagnasciuga, lidi, pista ciclabile, ferrovia e statale. Alla fine sono stata rapita dalle bagnanti e dai giocatori in costume (http://cargocollective.com/danilagambettola/Pesaro_Urban-Interference-3). Con i pesaresi ho preso il caffè, ho bevuto le birre, loro mi hanno raccontato un po’ di storie e dato consigli su come muovermi.

La tua residenza all’interno di Hangartfest si svolgerà di nuovo alla Chiesa della Maddalena. Ti stimola l’idea di tornare a lavorare in quello spazio?

DGAssolutamente, in quella chiesa ci ho praticamente vissuto, credo di poter fare un’antropologia dei muri, dell’altare e di qualsiasi altro elemento architettonico. Sono stata la custode della chiesa per circa due settimane, mettevo e toglievo l’allarme tutti i giorni. Ripartirò dalla scorsa residenza appena arrivata in città, anche se Two Girls è un lavoro coreografico ha comunque bisogno di confrontarsi con lo spazio nel quale viene ospitato e presentato.

Sappiamo del tuo interesse nel lavorare con video e fotografia. Puoi spiegarci meglio come inserisci questi elementi nelle tue performance? Per sviluppare il lavoro “Two Girls” farai appello, anche in questo caso, alla tecnologia?

DG: Il video e la fotografia fanno parte della fase di ricerca del mio lavoro, soprattutto quando i progetti sono site specific. Cerco di ridarmi delle immagini chiare rispetto a quello che vedo e che mi interessa rielaborare. A volte riutilizzo il video come ingrediente della messa in scena, ma non è il caso di Two Girls. La fotografia è un mezzo che mi aiuta a fissare delle idee, dei sentimenti, a scrivere la storia dei miei lavori.

Per quanto riguarda il lavoro che vedremo ad Hangartfest a che punto sarà del tuo progetto? Sarà la versione definitiva o hai intenzione di svilupparlo ulteriormente?

DG: Two Girls è un progetto che ha ancora bisogno di cura e attenzione, è il mio primo lavoro coreografico e ci tengo che abbia ancora dei momenti di studio. In ogni caso sarà presentato al festival dopo la prima residenza fatta al DIDstudio di Ariella Vidach e la residenza che faremo dentro Hangartfest prima della presentazione. Sia io che i miei due collaboratori, Serena e Alessandro, abbiamo un bel percorso da presentare. Il progetto da settembre farà parte di Anghiari Dance Hub e quindi avrà un ulteriore sviluppo.

(Foto: Danila Gambettola)

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