APPLAUSI PER ATERBALLETTO, OVAZIONI PER ROSSINI CARDS

Diciamolo subito: l’operazione stagione teatrale al Rossini di Pesaro voluta dall’AMAT e dall’Assessorato alla Bellezza è riuscita. Certo, si è andati sul sicuro affidando l’apertura ad Aterballetto, principale compagnia di produzione e distribuzione di spettacoli di danza in Italia e prima realtà stabile di balletto al di fuori delle Fondazioni liriche. Non può quindi meravigliare il teatro pieno ed il lungo applauso (quasi sette minuti) ricevuto a fine spettacolo dagli artisti.
Diciamo anche che il Don Q Don Quixote de la Manca, coreografia firmata da Eugenio Scigliano, ha per alcuni tratti convinto meno. Il coreografo intende evocare, attraverso la metafora del movimento, un mondo interiore pieno di sogni e ideali ma non disposto ad abdicare ad essi e resta fedele al suo codice morale. Pulizia formale ed eleganza accompagnano quasi in maniera spasmodica l’alternanza delle musiche dell’originale fisarmonicista finlandese Kimmo Pohjonen a quelle di musica classica spagnola in un susseguirsi di ambienti notturni e luce. L’aspetto lirico si intravvede appena, confuso e fagocitato da giustapposizioni di azioni sceniche ridondanti e solo accattivanti.
“Ho accettato con entusiasmo ed anche con un po’ di soggezione questa rilettura del Don Chisciotte – ha detto a fine spettacolo il coreografo Scigliano durante le interviste realizzate in platea dalla giornalista e critica di danza Silvia Poletti – sapevo che si sarebbe trattato di una vera sfida riproporre in danza tutte le emozioni di questa vicenda”.
Più convincente Rossini Cards, ma forse perché in scena ormai da dieci anni.
Tutti i danzatori sono disposti sul proscenio, frontalmente al pubblico, vestiti di nero. Uno di loro si spoglia mentre tutti gli altri lo guardano e cade dal palco, come lanciarsi nel vuoto. È l’incipit della lettura sensuale, gioiosa e giocosa che l’Aterballetto di Mauro Bigonzetti fa sulle note di Rossini e con l’accompagnamento al piano per le musiche dal vivo da Bruno Moretti
Un susseguirsi di quadri. Una grande tavolata, come un banchetto ottocentesco, con candele, con tutti i danzatori seduti, che si caricano progressivamente di energia. Un duetto erotico di corpi che si avvinghiano e avvitano l’un l’altra. Un divertente siparietto con una ballerina che esce sul proscenio, a palcoscenico abbassato, declamando un menù rossiniano. Il ritorno dei danzatori vestiti, con abiti neri, alle note della Gazza ladra. E un allegro finale con ancora ballerini che si gettano dal palco dopo una lunga corsa. Un’invenzione coreografica, e scenografica, dopo l’altra. Una grande libertà espressiva. Questa è la fantasia rossiniana di Bigonzetti.

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