ALESSANDRO GIAMPAOLI, QUANDO LA FOTOGRAFIA SI FA PITTURA

Atelier del contemporaneo è il titolo, riproposto per il terzo anno consecutivo, della Rassegna Internazionale d’Arte/Premio “G.B. Salvi” 2014, curata da Silvia Cuppini, in programma fino al prossimo 2 novembre a Sassoferrato: senz’altro un prestigioso appuntamento con le arti visive che spazia dai grandi maestri, ad autori di consolidata esperienza fino ai giovani talenti. Tra una rosa di quarantasei artisti già affermati si è distinto Alessandro Giampaoli che, con le opere La stagione del silenzio e Kyklos #12, prodotte per l’occasione, ha convinto all’unanimità la giuria del Premio “G.B. Salvi 2014”. La giuria di alto livello scientifico è stata presidiata dal Sindaco di Sassoferrato Ugo Pesciarelli e composta dal Vice Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, giornalista e critico d’arte Cecilia Casadei, dallo storico dell’arte Giampiero Donnini, da Elio Giuliani, curatore della sezione del ‘900 dei Musei Civici di Pesaro e da Gilberto Santini, direttore dell’AMAT, Associazione Marchigiana Attività Teatrali, e del Consorzio Marche Spettacolo.

Alessandro Giampaoli, dopo numerosi riconoscimenti internazionali cosa rappresenta per lei questo ulteriore premio?

<Sono in una fase importantissima della mia ricerca artistica. Dal 2010 mi sto dedicando ad un lavoro che ha inaugurato nuove modalità operative ed ha avuto una gestazione piuttosto lunga, varie prove, revisioni, elaborazioni. Le opere presentate a Sassoferrato, prodotte per l’occasione, vengono da questo percorso di crescita graduale ed è stata per me una scommessa esordire con un lavoro mai esposto su un palcoscenico storicamente così importante. In Italia, per storia e complessità del “sistema arte” non è facile affermarsi, specie con un linguaggio artistico per il nostro paese relativamente nuovo come la fotografia. In questo senso spesso all’estero la via è meno impervia, nonostante il numero elevatissimo di proposte artistiche di qualità che il panorama internazionale offre. Questa è una delle ragioni per cui questo premio mi rende particolarmente orgoglioso. Ma non solo: il Premio G.B. Salvi è una delle Rassegne d’arte contemporanea più prestigiose e longeve d’Italia che dal 1951, anno della prima edizione, ha visto la partecipazione e l’affermazione dei più importanti artisti nazionali ed internazionali, da Enrico Baj a Corrado Cagli, Enzo Cucchi, Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Antonio Corpora, Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, Gino De Dominicis, Lucio Fontana, Mario Giacomelli, Renato Guttuso, Omar Galliani, Julio Le Parc, Sol Lewitt, Sebastian Matta, Andrè Masson, Bruno Munari, Mario Merz, Mimmo Paladino, Achille Perilli, Mimmo Rotella, Graham Sutherland, Mario Schifano, Valeriano Trubbiani, Luigi Veronesi, Emilio Vedova, Walter Valentini, solo per citarne alcuni>.

Bellissima la motivazione: <…..La fotografia che si fa pittura>: quali sono state le principali ispirazioni che hanno guidato questa sua ultima opera?

<Credo che la mia fotografia possa definirsi “pittorica” per vari motivi: dalla pittura eredita non solo l’impianto compositivo ma anche i tempi dilatati e l’uso della luce, oltre a modalità operative che sono tipiche del “fare pittorico”. C’è una lunga ed accurata fase preparatoria prima dello scatto: il processo creativo è sempre innescato da una “visione”, già abbastanza chiara; da quella matrice parte lo studio e la definizione della composizione scenica attraverso un bozzetto; poi viene la fase operativa vera e propria, con la stesura di un pigmento bianco sui corpi e di uno nero sugli elementi vegetali che andranno a comporre la scena; a seguire studio della luce, messa in scena e ripresa fotografica. Una fase essenziale è anche la scelta del supporto: un lavoro è finito quando è stampato e ogni lavoro ha la sua carta. A monte di tutto ciò, è innegabile che la mia formazione sia pittorica: come ogni artista nato e formatosi in Italia credo di avere nel dna la lezione di Giotto, Piero della Francesca, Caravaggio. Inoltre sono approdato alla fotografia venendo proprio dal disegno e dalla pittura e quest’esperienza mi ha lasciato una traccia indelebile. Poi concettualmente e formalmente ho cercato una sintesi netta, nel tentativo costante di esprimere l’assoluto, approdando ad un uso dello spazio che si è rivelato vicino ad un approccio filosofico ed estetico più tipico della cultura orientale. Detto questo, la mia più grande fonte d’ispirazione è la Natura, nel senso più ampio del termine. Quando dico Natura non penso solo alla vastità del mare, alla maestosità di una montagna o alla sacralità di un albero secolare ma anche a tutto ciò che “sento” e non si vede: all’impalpabile ed inesauribile energia che muove l’universo. Come accade per ogni lavoro l’ispirazione viene sempre da un’urgenza da esprimere: principalmente la ricerca di armonia e unità, a compensazione dell’incapacità  dell’uomo di sentirsi come unità indistinta dall’ordine naturale. Dall’ispirazione artistica mi aspetto sempre che possa indicare una via, che sia forza trainante per coscienze assopite, che sappia esprimere bellezza, nel senso più pieno del termine, che profumi d’eternità. A me stesso come uomo e come artista chiedo purezza d’intenti, sincerità e semplicità, intesa come assonanza con la natura delle cose. Tutto questo per me equivale alla libertà. Ed è ciò che chiedo al mio sguardo: di essere libero>.

Alessandro Giampaoli, nato a Pesaro nel 1972, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Urbino, e si è perfezionato in fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano. E’ un artista di grande sensibilità e profondità espressiva, il suo logos figurativo si è strutturato attorno ad un’unica e costante esigenza di ricerca, che è quella della sintesi più netta, non solo formale ma anche e soprattutto ideologica. Le sue opere vivono così di una costante tensione verso l’assoluto e la dimensione spirituale.

Dal 2010 ricopre la carica di Direttore artistico di Macula – Centro Internazionale di Cultura Fotografica – di Pesaro: ci racconti qualcosa di più?

<Macula nasce proprio dal desiderio di un gruppo di professionisti del settore di valorizzare il linguaggio della fotografia nella pluralità dei suoi utilizzi, da quello artistico a  quello documentario e storico-archivistico per rispondere ad un’evidente ritardo del nostro paese nella considerazione di questo medium quale elemento fondante della cultura contemporanea. In paesi come Francia, Inghilterra, Olanda e oltreoceano USA, ci sono tantissime strutture private ed istituzionali d’eccellenza dedicate alla fotografia e opere fotografiche trovano posto nei musei a fianco dei grandi capolavori della pittura o della scultura. Per questo in accordo con il Comune di Pesaro abbiamo accettato la scommessa di lanciare un nuovo polo espositivo dedicato alla fotografia, con l’intento di portare a Pesaro esperienze internazionali e alternare proposte di artisti affermati e giovani di talento. In questo momento forse la provincia rappresenta un terreno più fertile della grande città e mi sembra che Pesaro ultimamente stia vivendo una stagione culturale particolarmente viva. Tornando a Macula, visto l’ottimo riscontro di pubblico e critica mi sento di dire che ad oggi la scommessa è vinta>.

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