DANZATORI EMERGENTI NELLA SCENA CONTEMPORANEA CON ESSERE CREATIVO

Il Teatro Sperimentale di Pesaro ha ospitato nei giorni scorsi la vetrina internazionale della scena indipendente contemporanea Essere Creativo.  L’evento organizzato da Hangartfest, in collaborazione con AMAT, Ravnedans Festival e Sånafestivalen, nasce molti anni fa come momento dedicato a quegli allievi delle scuole di danza che dimostravano di avere particolari attitudini creative. Oggi, è diventato uno spazio dedicato a tutte quelle realtà emergenti presenti sul territorio nazionale e, da quest’anno, anche a quelle europee. Questa apertura verso l’esterno ha portato ad un aumento repentino del numero di candidature. Oltre novanta quelle pervenute, di queste sessantotto sono state ammesse alla selezione. Una Commissione di esperti composta da Gilberto Santini (direttore AMAT), Bruce Michelson (artista e corrispondente dall’Italia per la rivista Dance Europe), Carmelo Antonio Zapparrata (giornalista e critico di danza), Maren Fidje Biorneseth (coreografa, danzatrice e co-direttrice di Ravnedans Festival), Antonio Cioffi (direttore Hangartfest) e Ingvild Isaksen (coreografa e direttrice di Sånafestivalen), ha esaminato ogni singola proposta e selezionato i lavori che sono andati in scena davanti ad una platea di esperti, operatori, appassionati.

Tra le cinque proposte presentate – due lavori stranieri e tre italiani – nessuna ha veramente quel carattere di contemporaneità nell’accezione di ricerca o innovazione, ma nel suo complesso la serata soddisfa le attese soprattutto per la varietà e il livello qualitativo.

Sono tutte composte da duetti le performance italiane: C&C con Maria Addolorata, Hexperimenta con TempoPelle e Cuenca/Lauro con (zero) Work in progress-estrato; mentre la greca Sonia Ntova propone una performance dal titolo Ialemos / when there is nothing else to mourn, you have to mourn yourself che prevede in scena una danzatrice e due musicisti, i Feet Off The Ground Dance Company da Londra si presentano con Tracing Space danzato da quattro interpreti.

La serata è aperta da Ialemos della coreografa e danzatrice Sonia Ntova, con la musica e il canto dal vivo di Marina Tantanozi e Spyros Theodoridis. La dimensione espressiva ed evocativa è portata ai massimi livelli in questa performance che parla di dolore e oppressione. Ialemos è una canzone di cordoglio, una protesta latente che affonda le sue radici nel passato, una voce sussurrante dell’anima che cerca un modo per diventare urlo. La gestualità del corpo, la mimica del volto, le sonorità, il canto, le luci e i costumi concorrono, forse in maniera ridondante ma sicuramente efficace, a creare un’atmosfera densa di quella disperazione che riesce perfettamente nell’intento di rendere partecipe il pubblico a quel dolore lacerante.

Anche il duo italiano C&C, composto da Carlo Massari e Chiara Taviani, affronta il tema del dolore. Maria Addolora è un’investigazione su autentici eventi dolorosi, un’indagine su una sensazione vera, originale, primordiale, che diventa motore di un’azione fisica ma scevro da quel pathos di cui è carico il pezzo ellenico. Maria Addolorata intraprende la strada dell’anti-narrativo, dell’anti-espressivo, assumendo caratteri parodistici che provocano momenti di ilarità tra il pubblico. La danza che non si dichiara, ma che va ricercata nelle pose trattenute a lungo da lei, e nei gesti quasi acrobatici di lui, appartiene a due esseri socialmente non identificabili, che provano a sopravvivere all’esterno, agli eventi e a loro stessi.

Tra la scia di dolore della Ntova e le provocazioni di C&C si interpone il pezzo di Contact Improvisation del gruppo londinese Feet Off The Ground Dance Company. L’energia e la potente presenza, oltre alle evidenti abilità tecniche delle quattro danzatrici – Robyn Holder, Lucia Chocarro, Sophie Thorpe e Patricia Zafra, ripagano di una proposta che non aggiunge nulla di nuovo al vasto panorama di proposte di questo genere e che, tra l’altro, sacrifica parte della sua intensità nell’adattarsi alla dimensione spaziale del teatro al chiuso con visione frontale. Feet Off The Ground Dance Company si presenta come una compagnia che lavora in contesti inusuali e in spazi non convenzionali, e tale deve rimanere perché quelle atmosfere forti che dichiarano di saper creare nelle loro performance dal vivo, insieme a improvvisazioni musicali, sono state purtroppo smorzate dall’assenza di un dj-set e dalla rigidità di uno spazio che non le ha valorizzate abbastanza.

Con la performance TempoPelle di Hexperimenta da Ancona, interpretata dai giovanissimi Clementina Verrocchio e Matteo Principi, si è messi di fronte ad un tema attuale e molto ricorrente: il rapporto tra gli individui, la diffidenza e l’isolamento. La questione è risolta con un atteggiamento di apertura verso l’altro che è visto come una rivoluzione. La ricerca dell’altro, l’aprirsi alla possibilità della conoscenza del suo mondo così come far entrare e farsi attraversare dalle sue visioni, dal suo modo di essere e dalle sue esperienze è restituito in maniera didascalica, con una gestualità semplice e chiara, e dalla forte e contrastante presenza dei due, lei mora e mediterranea, lui longilineo e dai tratti nordici.

Ha decisamente un carattere di primordialità la performance (zero) Work in progress dal duo Cuenca/Lauro al quale è affidata la conclusione della serata. Con un lavoro che è ancora in fase di definizione, Elisabetta Lauro e César Augusto Cuenca Torres accompagnano lo spettatore in un viaggio senza sosta alla ricerca di un punto fermo che forse nemmeno esiste. Per tutta la prima parte della performance girano l’uno intorno all’altro, legati per le mani. In scena uno strato di terriccio che ricorda uno stück dell’inimitabile Pina Bausch, forse proprio quella Sagra della Primavera alla quale i due hanno partecipato. Le atmosfere, le presenze, i corpi raccontano molto del percorso artistico dei due. E’ chiara la provenienza, indelebile è l’impronta di certe esperienze e di una certa formazione che sfociano in un lavoro mirabile per l’utilizzo dell’energia che muove i corpi e fa compiere loro continue spirali e variazioni di ritmo donando una struttura compositiva altrettanto apprezzata.

 

foto: TempoPelle ph U. Dolcini

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