LA FORZA DEL SORRISO

Arrivò che era bambina, forse aveva 8 anni. Mi colpirono due cose di lei, il fatto che fosse sempre sorridente e che, entrando ed uscendo, salutasse. Non è scontato, credetemi. Eppure, il buongiorno e il buonasera fanno parte dell’educazione basic, che vuole che saluti quando entri in casa di qualcuno. In certi posti ci si toglie le scarpe. In altri ci si copre il capo, o lo si scopre, a seconda delle usanze. Non entri in una chiesa mostrando l’ombelico o la generosità del seno sotto un’audace scollatura, non importa che si tratti di una chiesa, di una moschea o di una sinagoga. Ad impedirtelo è la sacralità del luogo, il rispetto per ciò che esso rappresenta, che nulla ha a che vedere con il tuo personale senso religioso. Ad impedirtelo è il rispetto per le persone che vi si trovano e per le quali quel posto ha un significato. In ospedale parli sottovoce per non disturbare chi riposa, ed ovunque tu sia, al bar, al ristorante, a teatro o in coda all’ufficio postale, adegui il tuo comportamento alla situazione. Ovunque tu vada, la capacità di osservare dove sei, di capire in che luogo ti trovi, che gente hai intorno, la capacità di stare alle regole del contesto che ti ospita, fa parte del vivere civile. A volte ti previene da spiacevoli situazioni o addirittura ti salva la vita.

Da tanti anni, dalla mia postazione, vedo entrare ed uscire gente di ogni genere e di ogni età, chi per una cosa, chi per un’altra, e sono in molti quelli che non hanno idea di che cosa sia la creanza: entrano ed escono senza salutare, senza rivolgerti uno sguardo tirano diritto, come se fossero a casa propria, salvo poi farsi avanti per una lamentela, per un appunto, quando qualcosa non funziona. E parlo di persone adulte. I giovani, ragazzi ed adolescenti, sono molto più attenti, e questo è un buon segno.

Lei salutava sempre, ogni volta che entrava e che usciva. Lo faceva con un sorriso e la cosa ti predisponeva bene. Non c’è nulla di più efficace di un sorriso per comunicare con le persone. Il sorriso è la prima cosa che ti accoglie quando arrivi al mondo, per dire che sei il benvenuto.

E lo ha mantenuto, negli anni, crescendo, quel sorriso. Ancora oggi, che sono passati venti anni, con lo stesso sorriso ti dice che è contenta di tornare, dopo Londra, dopo Oslo, dopo New York, dopo Amsterdam. Con lo stesso sorriso ti dice anche che è ora di ripartire verso altre mete lontane, e che ritornerà prima o poi. Ti parla sempre di progetti e di scoperte, di posti affascinanti dove andare e di persone che l’aspettano, ti dice che nessun posto è davvero lontano, che in ogni luogo si sente come a casa sua, perché ovunque c’è qualcosa da costruire e a farti star bene sono le persone che incontri e con le quali condividi la quotidianità.

L’approccio è giusto, è quello di chi sa osservare e capisce, di chi sa come relazionarsi con gli altri. Quello di chi cerca e agisce, che trasforma i pensieri in azioni, che alimenta con i fatti le speranze e che alla fine trova soluzioni, tante vie di uscita. E ti chiedi, ma come fa? E dici: con l’ottimismo e la positività di chi ha il sorriso dentro. Con la forza di chi ha un grande cuore. E’ proprio così, i fatti confermano la tesi, i progetti si moltiplicano, il puzzle prende forma, i tasselli riempiono sempre di più il grande mosaico. Tu la guardi andare e tornare, mentre passano gli anni e allora capisci che bella è la vita a chi alla vita sorride. Questa è Masako.

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