ETHEROTOPIE, QUANDO IL SUONO SPOSA IL MOVIMENTO

Dopo il successo delle prime serate,  HANGARTFEST, festival pesarese della scena indipendente contemporanea, prosegue con Etherotopie (venerdì 12 settembre, primo spettacolo ore 18, replica ore 19) tappa finale del progetto Osservazioni del vento dell’aria della terra e della volta celeste, ideato da Roberto Vecchiarelli ed Eugenio Giordani, co-prodotto da Quatermass-x, LEMS e Hangartfest.

Teatro sarà il Conservatorio Rossini e in particolare la sala ambisonica SPACE del LEMS, Laboratorio Elettronico per la Musica Sperimentale. Uno spazio d’ascolto davvero suggestivo, recentemente realizzato per ricreare un ambiente immersivo di audio 3D che si avvale di tecnologie all’avanguardia e che rappresenta un’eccellenza nazionale ed europea nel campo della spazializzazione dei suoni.

Abbiamo incontrato il “padrone di casa” di SPACE.

Maestro Eugenio Giordani, lei vanta numerosi titoli accademici ed attestati di grande rilievo. Un musicista di non facile definizione, perché nella sua carriera di studioso prima ed esecutore poi si è interessato di musica classica, musica jazz ed elettronica (vanta anche una laurea in ingegneria). Ma lei come si definirebbe?

<Sono una persona che ha a che fare con il suono, un compositore, o come amo definirmi anche nella mia pagina web personale, un Sound Designer. Mi occupo di progettare il suono. E poi svolgo una mia attività collaterale, più fisica e manuale su una tastiera…..>.

Una risposta che non fa giustizia alla sua proverbiale abilità e talento. Giordani è musicista di grande sensibilità e passione per la propria professione, apprezzato e stimato sia dai cultori di musica classica, contemporanea e sia jazz. In pochi riuscirebbero a celare, invece, i numerosi successi: come compositore ha ottenuto con il brano Voicings una menzione d’onore all’XI International Music Competition di Bourges mentre nel 1989; con la composizione Solaria, ha ottenuto il terzo premio assoluto al concorso internazionale Newcomp negli Stati Uniti e la selezione finale all’International Music Competition di Bourges.
Laboratorio Sperimentale di Musica Elettronica, quando nasce e perché

<Il Laboratorio nasce agli inizi degli anni ’70 sull’onda di un’esperienza di quegli anni della musica contemporanea, con forte connotazione di rottura, contestazione ed anche con una forte dose di intellettualismo, e lo dico in senso non positivo. A volte erano più lunghe le presentazioni che le esecuzioni. Anche se di musica del ‘900 è rimasto poco, forse queste cose andavano comunque fatte. La nascita di questo studio è inserito in questo contesto tradizionale, in una città di provincia neanche troppo aperta. Il merito va senz’altro attribuito a due direttori del Conservatorio, Marcello Abbado, che da persona molto intelligente capì che questa poteva essere una delle strade per andare avanti. Un altro direttore che ebbe un ruolo importante fu Gherardo Macarini Carmignani il quale riuscì attraverso il mio maestro Walter Branchi a dare continuità al progetto. Non va dimenticato Aldo Clementi che fu incaricato di tenere il primo corso di Musica Elettronica>

Cosa si aspetta da questo connubio tra musica e movimento con ETHEROTOPIE?

<Con Roberto Vecchiarelli portiamo avanti da diverso tempo lo studio della relazione tra suono ed immagine. Il movimento si inserisce in questo contesto: il corpo ha ritmo, movimento, armonia, quindi può benissimo essere messo in relazione>.

Non resta quindi che osservare con attenzione la scena occupata dal suono in 3D e da Michela Rosa (Italia) domani alle ore 18 (con replica alle ore 19) cui seguiranno altri due appuntamenti, con Elda Gallo (Itala) giovedì 18 settembre e con Kathleen Delaney (Italia-USA) giovedì 25 settembre.
La componente sonora di Etherotopie è realizzata da Anthony Di Furia, utilizzando frammenti di suono naturale elaborato digitalmente e suono di sintesi proiettati all’interno della sala ambisonica che include l’altitudine del suono. Lo spazio diviene non solo contesto riproduttivo, ma componente compositiva strutturante e alla tridimensionalità dell’ascolto si aggiunge quella visiva, creata dal gesto delle performer.

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