LEMS, UN LABORATORIO MUSICALE PER VIAGGIARE NELLO SPAZIO

Qualcuno ha visitato la NASA. Io ho visitato SPACE (Soundscape Projection Ambisonic Control Engine), la sala ambisonica del LEMS, il Laboratorio Sperimentale di Musica Elettronica del Conservatorio Rossini di Pesaro. Il Dipartimento di musica elettronica è diretto dal maestro Eugenio Giordani, che mi ha accolto e fatto visitare questa meraviglia di tecnologia, dal punto di vista della produzione e riproduzione del suono. Un’esperienza assolutamente unica, che consiglio a tutti di fare, almeno una volta nella vita.

E’ come andare su una navicella spaziale: si chiudono gli occhi e il viaggio comincia. Un mondo di suoni naturali e sintetici ti fanno rallentare il polso fino quasi a fermarlo, per poi far balzare il battito in avanti, con uno strattone, e farlo impennare a velocità supersonica tra paesaggi reali e immaginari. Ma chi c’è mai stato nello spazio? Chi ha mai fatto un biglietto di andata e ritorno per Marte o per Giove? Nessuno. Eppure, là dentro vai dove vuoi, o meglio vai dove ti conducono i suoni. Vai e poi torni. Puoi starci per ore e, letteralmente avviluppato da sonorità mai sentite, diffuse da ventidue casse acustiche di una fedeltà impressionante, che sono disposte in una geometria esatta come lo è solo la scienza, il tempo perde la sua dimensione e diventa un concetto astratto che non ti tange. Anche lo spazio perde ogni connotazione: la piccola stanza non ha più pareti, né soffitto e né pavimento. Potrebbe dare le vertigini, a chi ha paura del volo.

Pare che la sala sia un punto di eccellenza in Italia per la ricerca e per lo studio di frequenze che, tradotte in complessi logaritmi, producono la tridimensionalità del suono. Cose di alta ingegneria elettronica. L’aspetto tecnico è affascinante e perfino semplice, quando te lo spiega Giordani, che di base è musicista, professore di piano e concertista jazz. Non ho mai avuto molta confidenza con i numeri, ma è proprio vero che se incontri la persona giusta, perfino una materia ostica comincia a piacerti.

Nei prossimi giorni, dentro SPACE, nel contesto di Hangartfest, si tenterà un esperimento: quello di passare dal suono 3D alla quadridimensionalità. Sarà come un trapasso da una dimensione conosciuta e controllata ad un’altra dimensione più ampia, sconosciuta, non codificata. Questo avverrà – si spera – aggiungendo al suono un altro elemento: il movimento generato dal corpo (umano), che a sua volta è portatore di perfezione e di bellezza. Ma non si tratterà di mettere semplicemente insieme suono e movimento, e neppure si tratterà di una visione vera e propria, come fa abitualmente lo spettatore, quanto più di una percezione multisensoriale che trascende il rapporto spazio-tempo. Sulla partitura di Anthony Di Furia, una danzatrice – a turno Michela Rosa, Elda Gallo e Kathleen Delaney – diventerà suono e il suono diventerà movimento. Una sorta di fusione.

Per l’occasione, sarà concesso ad un ristrettissimo numero di spettatori il privilegio di assistere all’esperimento trascendentale per farsi testimoni, ognuno a modo suo, del viaggio compiuto e del trapasso, semmai ci sarà stato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...