ACCOMPAGNARE I GIOVANI SPETTATORI AD ESPLORARE IL MONDO DELLA DANZA, QUESTO E’ PROGETTO EXPLORER

Ci siamo interrogati spesso su quale fosse la modalità giusta per instaurare un dialogo con il “nostro pubblico”. Uso il virgolettato perché non amo particolarmente il termine pubblico – per la sua immagine di massa impersonale – e perché nostro potrebbe sembrare qualcosa di cui ci siamo appropriati in via esclusiva, mentre si è spettatori (o pubblico) per scelta libera e consapevole. Nei nostri ragionamenti siamo stati spesso influenzati dal termine formazione, comunemente usato per definire progetti destinati ai fruitori di spettacolo dal vivo. Come si forma un pubblico? Quale formazione dare ad un pubblico? Ma soprattutto, perché formare il pubblico? Quando domande come queste si insinuavano nelle nostre riflessioni, i discorsi andavano alla deriva e ogni volta ci si trovava al punto di partenza. La svolta è finalmente arrivata quando abbiamo allentato la presa, decidendo che non avremmo dato alcuna formazione, almeno in maniera rigorosa e prioritaria, ma che avremmo instaurato con lo spettatore un dialogo più confidenziale, più libero, più creativo. Il nostro progetto sarebbe stato un progetto di sensibilizzazione alle arti sceniche, in particolar modo a quelle contemporanee, rivolto a giovani spettatori.

Un gruppo di giovani tra i 16 e i 18 anni sono i protagonisti del primo progetto Explorer Junior (per distinguerlo da un primo tentativo fatto lo scorso anno con Explorer più adulti) che è partito a giungo di quest’anno. I ragazzi che ne prendono parte sono appassionati di danza, studiano danza classica e contemporanea e sono spettatori alle prime esperienze con i linguaggi del contemporaneo. Hanno aderito con entusiasmo ma con la timidezza che caratterizza questa età. Quindi, per non forzare troppo la mano si è scelta una modalità di approccio graduale, dapprima invitandoli ad intervenire su una piattaforma virtuale – un gruppo segreto sul social network Facebook – dove le caratteristiche della comunicazione mediata dalla tecnologia li ha alleggeriti dai vincoli spazio-temporali e dall’elemento emotivo implicito in quella faccia a faccia. Nonostante questo, ci sono state settimane piene di silenzio prima che il gruppo iniziasse a commentare video di performance pubblicati nel gruppo (i video sono stati selezionati attingendo dalle numerose candidature pervenute per la vetrina Essere Creativo di Hangartfest). Ma i commenti sono arrivati, brevi ma incisivi. Una volta rotto il ghiaccio ho sentito il bisogno, in quanto coordinatrice del progetto, di incontrare il gruppo. Insieme abbiamo guardato alcuni video, li abbiamo commentati, abbiamo approfondito i lavori leggendo le sinossi e le biografie dei performer, ci siamo ricreduti e abbiamo rivisto i nostri giudizi. Uscita da quell’incontro ho avuto ancora una volta la sensazione che quella intrapresa fossa la strada giusta. Ma siamo ancora all’inizio di un percorso che ha obiettivi a lungo termine, che vuole fornire strumenti di lettura della scena contemporanea e diversi punti di vista che crei e mantenga in questi ragazzi la capacità di giudizio critico che li rende spettatori consapevoli e attivi. Insomma, un progetto che vuole accompagnare giovani spettatori ad esplorare il mondo della scena contemporanea per stimolare in loro curiosità, interesse, capacità critica e cogliere il senso, mai univoco, di un’opera d’arte, in questo caso di un’arte effimera come la danza che svanisce nell’attimo in cui si compie e lascia traccia solo nella mente e nei sensi di chi guarda.

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