TETTE KATODIKE + INFERNO, PURGATORIO, PARADISO (andata e ritorno, versione breve)

I Fratelli Mangiagrigio amano rappresentare l’interazione con l’umano attraverso una raccolta continua di sensazioni ed emozioni che una performance, di qualsiasi genere, è in grado di offrire.
Proveranno a ripetersi anche nella prossima produzione di Hangartfest, festival della scena indipendente, in collaborazione con Macula, centro internazionale di cultura fotografica.
Saranno presenti allo Scalone Vanvitelliano di Pesaro dal 5 settembre al 5 ottobre (da mercoledì a domenica; dalle 17.00 alle 20.00, con entrata libera).
Il titolo lascia aperta ogni suggestione e previsione. Abbiamo cercato di carpire qualche segreto della loro performance, quello che stanno preparando. Non c’è stato nulla da fare. Possiamo solo anticipare che nel corso del Festival verrà presentata una loro raccolta di disegni in un bel catalogo pubblicato da Proartis, che altro non sono che il racconto giorno per giorno della scorsa edizione di Hangartfest.
I Fratelli Mangiagrigio si stanno proponendo in questi mesi con successo in Olanda, ad Amsterdam, alla 4Bid Gallery. Non è la loro prima esperienza all’estero. Artisticamente nascono poco meno di due anni fa e per loro è l’unico dato biografico che conta. Che poi siano entrambi giovani e pesaresi, ma per nulla legati da vincoli di parentela, è un dettaglio irrilevante. Quello che più vale è la visione che Paolo e Giacomo (unica concessione ai tratti personali) hanno nel raccogliere le emozioni del pubblico attraverso le diverse interpretazioni che può offrire una rappresentazione artistica.
Lo hanno sperimentato in molte occasioni a Pesaro, ma soprattutto all’estero. Fin dagli esordi, sia come solisti che in sodalizio. Paolo, dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ha vissuto un anno a Lisbona dove ha potuto avvicinarsi alle pratiche “curatoriali” per poi ottenere nel 2012 la laurea al biennio specialistico in comunicazione ed organizzazione per l’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Brera.
Giacomo, Laureato in Sociologia a Urbino, ha conosciuto suo “fratello” Paolo durante gli anni all’Accademia di Brera dove si è diplomato in Terapeutica Artistica. Li abbiamo incontrati alla vigilia di una nuova esperienza all’estero: .
Non ci sono frontiere, non ci sono spazi predefiniti per i Fratelli Mangiagrigio. <Però non esportiamo nulla – spiega Giacomo – perché ovunque andiamo cerchiamo di valorizzare forme e culture locali. E poi ci piace l’idea che gli spazi da noi occupati si intendano allo stesso momento liberi>.
Come quando utilizzarono per un’estate circa gli angusti corridoi del sottopasso di viale Marconi durante la manifestazione Perepepè: .
Come vi definireste? .
Perché il nome Mangiagrigio? .
E fantasia, aggiungeremmo, come quella di Giacomo che fino a qualche tempo fa sperimentava nuove forme di scambio, di relazione, di lavoro facendo diventare chiunque un Mecenate dell’arte e ospitare a casa sua il suo artista personale.
<E’ quello che ho chiesto anche ai miei genitori – dice Giacomo – e cioè di non considerarmi come un loro figlio ma un piccolo artista da adottare>. Che però vuole camminare con le proprie gambe, sorretto da suo fratello Paolo e trasformare qualche volta un luogo “abusivo” in uno spazio consacrato all’arte come accaduto quest’estate con SBAM a CandelarArte, con tanto di taglio del nastro delle autorità presenti. Tra le tante facce e sembianze adottate dai fratelli Mangiagrigio si aggiunge ora anche quella di “Anonymous dell’arte”.

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