INVISIBILE AGLI OCCHI E’ LA BELLEZZA. Il 6 settembre, cioè tra esattamente un mese, inizia l’undicesima edizione di Hangartfest.

Direttore Antonio Cioffi, sbaglio o quest’anno siete in ritardo con il programma?

Abbiamo avuto un sovraccarico di lavoro, afferma il fondatore di Hangartfest. Un inaspettato numero di candidature ricevute per la vetrina Essere Creativo, circa novanta, ci ha spiazzati e fatto saltare tutte le tempistiche che avevamo stabilito. Ovviamente si tratta di un bel successo che alza notevolmente il livello della vetrina, avendo dovuto selezionare solo sei candidati. Questo è stato il motivo del ritardo. Per il futuro, faremo partire tutto con largo anticipo.

Quest’anno il festival ha un titolo. Questa è una novità per Hangartfest, di cosa si tratta?

Dopo dieci edizioni abbiamo sentito il bisogno di aprire un nuovo capitolo con un elemento che caratterizzasse maggiormente il nostro festival e che desse una chiave di lettura poetica all’edizione in corso. Avremo dunque un titolo diverso ad ogni nuova edizione che verrà e per questa che sta per inaugurarsi, abbiamo scelto “Invisibile agli occhi è la bellezza”, ispirandoci al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. La bellezza la si percepisce con il cuore, e non con gli occhi. E’ una frase affascinante che capovolge un po’ il sentire comune. Con gli occhi si coglie la parte più superficiale della bellezza, quella più appariscente, visibile a tutti, ma la bellezza più autentica si nasconde dentro le cose e dentro le persone, e questa la si può cogliere solo col cuore.

Vedo che il festival si è arricchito di tanti partner e collaborazioni.

Abbiamo intanto consolidato il nostro rapporto con AMAT, molto proficuo sotto tutti i punti di vista, che rimane un punto di riferimento sul territorio. Anche quest’anno siamo stati inclusi nel progetto REFRESH! Lo spettacolo delle Marche per le Nuove Generazioni, promosso dal CMS Consorzio Marche Spettacolo, in partenariato con Proartis, Teatro Aenigma e Associazione Nuovo Cinema di Macerata. Inoltre, Banca dell’Adriatico ha confermato il suo sostegno diventando main partner del festival, aspetto non secondario per una manifestazione che si regge principalmente sulle proprie forze. Ma devo dire che sono migliorati anche i rapporti con le Istituzioni, sia con il neonato Assessorato alla Bellezza del Comune di Pesaro e sia con la Regione Marche. Riteniamo molto importante relazionarci con le Istituzioni e con gli altri attori della scena culturale marchigiana. Ma, allo stesso tempo, guardiamo con molto interesse anche ciò che succede altrove, in Europa, per questo abbiamo stretto nuove amicizie, collaborazioni importanti, come quella con il Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance, grazie al quale ospiteremo giovani laureandi che abbiamo selezionato lo scorso maggio a Londra. Poi il gemellaggio siglato con 4Bid, un’officina creativa nelle arti visive e performative, molto attiva ad Amsterdam, con la quale condividiamo pensieri e buone pratiche. Infine abbiamo attivato una bella collaborazione con il festival Ravnedans in Norvegia, con il quale saremo impegnati in scambi residenziali per le prossime edizioni.

Ma vedo anche che la manifestazione si svolgerà in sedi e luoghi molti diversi dalle scorse edizioni. Un’apertura al territorio, suppongo. Che cosa vi ha spinti in questa direzione?

E’ vero, porteremo il festival in luoghi molto diversi: al Teatro Sperimentale, allo Scalone Vanvitelliano, all’Auditorium della Maddalena, ai Musei Civici, al Centro Arti Visive Pescheria e allo SPACE, la sala ambisonica in dotazione al LEMS, il Laboratorio di Musica Elettronica del Conservatorio Rossini. Ci saranno performance anche nei parchi cittadini e al Furlo, oltre che ad Hangart Teatro Off, dove inaugureremo il festival. Quindi teatri, luoghi monumentali storici e spazi all’aperto a contatto con la natura. Una varietà di luoghi scelti in funzione delle attività e delle performance che proporremo, perché alla base c’è sempre una forte motivazione artistica. Alcune scelte sono molto esclusive, per un pubblico disposto a mettersi in gioco sul piano fisico ed emozionale, se penso alla performance al Furlo, oppure a quella che presenteremo al Conservatorio Rossini, dove solo dieci spettatori alla volta potranno assistere, anzi vivere un’esperienza assolutamente unica e affascinante.

La formula di Hangartfest è sempre stata molto variegata, tra spettacoli, laboratori, video installazioni e conferenze. Quest’anno però c’è anche una sezione dedicata ai ragazzi. Se non sbaglio, anche questa è una novità.

Era da un po’ che ci stavamo pensando. Diamo molta importanza al rapporto con il pubblico e all’aspetto formativo del futuro pubblico attraverso l’avvicinamento dei giovani alla scena. Abbiamo pertanto deciso di investire maggiormente in questo aspetto, che è fondamentale, aprendo una sezione dedicata proprio ai più giovani, con diversi laboratori propedeutici alla performance vera e propria. Abbiamo chiesto la collaborazione dell’associazione ETRA tra arte e educazione, di Pesaro, che si occupa con successo di progetti che introducono i bambini alle arti visive e faremo appello al Mousiké di Bologna che si occupa egregiamente da molto tempo di laboratori intergenerazionali, dove i più piccoli interagiscono con gli adulti. Proporremo quindi tre laboratori e uno spettacolo di teatro ragazzi presentato dalla compagnia Garbuggino-Ventriglia di Livorno. Riteniamo che occuparci di pubblico giovane sia una mission ed un dovere. Bisogna creare mille opportunità per avvicinare i ragazzi alle arti, qualsiasi esse siano, musica, pittura, danza, teatro.

Inoltre, abbiamo attivato un programma guidato di sensibilizzazione per i più grandi (16-20 anni), chiamato Explorer, con l’obiettivo di stimolare la capacità critica e attiva dei giovani, quindi non fruitori passivi, fornendo loro elementi e strumenti di lettura dello spettacolo. Il gruppo, molto motivato, è guidato da una nostra operatrice esperta, laureata al DAMS, che accompagna i giovani agli spettacoli dal vivo e li segue nelle loro visioni di video. Il gruppo interagisce anche con gli artisti in residenza presso il nostro festival e analizza le selezioni fatte dalla Commissione di esperti per la vetrina Essere Creativo.

Prima accennava al successo della vetrina Essere Creativo. A che cosa è dovuto?

Oltre alla buona promozione che è stata fatta, credo che sia dovuto ad almeno altri tre fattori: il buon nome del festival, le residenze in palio e la presenza di partner qualificati, quali l’AMAT e il Ravnedans Festival. Le tre cose messe insieme sono state determinanti. La vetrina offre a giovani coreografi e performer la possibilità di portare in scena i lavori in un contesto qualificato, davanti al pubblico e ad operatori del settore, offre dunque visibilità e opportunità di scambi. I costi degli artisti sono tutti coperti, anche se il nostro budget ci costringe ad una certa austerità. Tra le candidature ricevute, di cui il 50 per cento tutte straniere, solo 6 lavori sono stati selezionati da una commissione di esperti composta da critici di danza e direttori di festival. Gli artisti arriveranno dalla Grecia, dalla Svizzera, dalla Spagna, dall’Inghilterra e dall’Italia. Tra questi anche un lavoro marchigiano.

 

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